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Il nuovo film del regista indiano Amit Dutta, “Saatvin Sair” (The Seventh Walk), chiuderà il programma di CinemaXXI

Saatvin Sair (The Seventh Walk) di Amit Dutta è il film di chiusura di CinemaXXI, la linea di programma che il Festival Internazionale del Film di Roma (8-17 novembre 2013) dedica alle nuove correnti del cinema mondiale. L’ultimo film del regista indiano, spesso premiato nei principali festival internazionali e considerato uno degli autori più innovativi nel panorama del cinema sperimentale (premio speciale della Giuria alla 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con Aadmi Ki Aurat Aur Anya Kahaniya / The Man’s Woman and Other Stories, 2009), sarà proiettato fuori concorso sabato 16 novembre presso il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, complesso progettato dall’architetto Zaha Hadid.

Dutta, laureatosi in regia cinematografica nel 2004, si è immediatamente imposto all’attenzione della critica internazionale ricevendo importanti riconoscimenti per i suoi cortometraggi, a partire dal premio FIPRESCI ricevuto nel 2007 a Oberhausen per Kramasha  (To Be Continued). Alcuni dei suoi lavori sono stati inoltre proiettati nei più importanti musei al mondo, fra cui la Tate Modern di Londra e il Centre Pompidou di Parigi. Con Saatvin Sair, il regista indiano torna ad approfondire un tema che contraddistingue la sua produzione fin dagli esordi, il rapporto fra cinema, pittura e musica. Nel film, infatti, Dutta racconta la vicenda di un pittore errante che si immerge in un bosco dopo aver notato una misteriosa impronta e udito una strana melodia. Questo cammino nella profondità della natura lo porterà al cospetto del suo io più intimo.

SINOSSI

SAATVIN SAIR / THE SEVENTH WALK di Amit Dutta, India, 2013, 70’

Lo straordinario paesaggio della valle di Kangra, che Amit Dutta aveva già filmato in Nainsukh (2010), torna ad essere la scenografia dell’ultimo lavoro del regista indiano. Tuttavia, se Nainsukh si basava sulla storia artistica di un pittore del XVIII secolo, i cui quadri erano figurativi, Saatvin Sair si ispira alle opere di un artista indiano contemporaneo che dipinge paesaggi astratti, aperti al libero gioco della fantasia, secondo gli usi della moderna tradizione occidentale (olio su tela).

Nel film, un pittore errante si immerge nel bosco dopo aver notato una misteriosa impronta e udito una strana melodia. Durante il suo cammino, si ferma sotto un albero e si addormenta: nel sonno vede se stesso camminare, dipingere, alcune pietre sfidano la forza di gravità, una bambina percorre la volta celeste per fare la sua consegna quotidiana di frutta e latte, le stagioni cambiano e gli anni trascorrono. Il pittore si sveglia e si muove all’interno di un paesaggio fatto dai suoi stessi dipinti in cui potrebbe trovare ad attenderlo il motivo della sua ricerca.  

Amit Dutta
Nato a Jammu (India) nel 1977, si laurea nel 2004 in regia cinematografica presso il Film&Television Institute of India. Sin dagli esordi, i suoi film – in cui associa l’immagine pittorica a quella cinematografica – hanno raccolto grandi successi di critica e numerosi premi: quattro nazionali, tra cui un “Rajat Kamal” e il Premio Nazionale “John Abraham” (Federation of Film Societies of India), il FIPRESCI (International Film Critics Award) all’Oberhausen Film Festival, il Mikaldi d’Oro a Bilbao, il Golden Conch al Festival di Mumbai. Il suo primo lungometraggio composto da tre episodi, Aadmi Ki Aurat Aur Anya Kahaniya (The Man Woman and Other Stories, 2009), ha vinto la Menzione speciale della Giuria nel corso della 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Nel 2010 firma il suo secondo lungometraggio, Nainsukh (2010), mentre nel 2011 realizza Sonchidi (The Golden Bird), tutti presentati a Venezia nella sezione Orizzonti. Dutta insegna presso il National Institute of Design (NID) di Ahmedabad e presso il Film&Television Institute of India. La Tate Modern e il Centre Pompidou hanno ospitato le proiezioni di alcuni dei suoi corti. 

 

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