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Riondino: “Il mio nuovo film, molta azione tra tradimenti e amor di patria”

Noi Credevamo, il film di Mario Martone, racconta trent’anni fondamentali per la storia d’Italia. Parla di tradimenti, congiure e dell’amor di patria. Non sarà noioso, c’è molta azione tra bombe e sparatorie. Si vocifera che andrà al Festival di Cannes”. Lo ha raccontato oggi Michele Riondino, ai ragazzi dell’Istituto Professionale Federico Cesi di Roma, nel corso dell’incontro della quarta edizione di “Aspettando il Festival“, la manifestazione organizzata dalla Fondazione Cinema per Roma, Alice nella città (la sezione ragazzi del Festival), in collaborazione con Levi’s e il mensile Ciak.

“Io interpreterò la parte di un soldato che diserta l’esercito sabaudo per unirsi ai garibaldini – ha proseguito Riondino, rispondendo alle domande della critica cinematografica Alessandra De Luca, che ha moderato l’incontro – Il Risorgimento noi non lo conosciamo, anche perché è un periodo di una complessità tale che è difficile comprenderlo, però è importante lo si faccia soprattutto ora che compiamo 150 anni. Quello di Mario sarà un film accessibile ed oltre al cinema sarà visto anche in tv. Martone ha cercato di raccontare la storia d’Italia, quando Mazzini era considerato un terrorista che cospirava contro i piemontesi. Non so se questo film farà arrabbiare qualcuno. Forse si arrabbieranno i piemontesi”.

Michele Riondino, ha ricordato anche gli altri imminenti impegni professionali. “Uscirà presto nelle sale Henry, il film di Alessandro Piva, una storia tragicomica sull’eroina, dove io interpreto la parte di un tossico – ha detto – Mentre a marzo sarò sul set della fiction in sei puntate Il Segreto dell’acqua di Renato De Maria, con Riccardo Scamarcio. E’ la storia di un agente della Dia che da Roma viene trasferito a Palermo dove ritrova dopo molti anni il padre che è capomafia”.

Rispondendo poi alle domande degli studenti ha raccontato come ha iniziato la sua carriera di attore: “La mia passione è sempre stata la recitazione. I miei amici, però, suonavano. Ho provato a entrare nella band con loro, ma mi hanno buttato fuori dal gruppo, è stato così che ho iniziato a recitare. All’inzio salire sul palco mi sembrava impossibile a causa della mia timidezza. Poi mi hanno insegnato che potevo usare quella timidezza come punto di forza. Potevo fingere di essere qualcun altro, far finta di non essere timido. La recitazione per me è un gioco”.

 

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