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Niels Arden Oplev: “Ecco come ho affrontato il tema della violenza sulle donne”

In occasione dell’anteprima italiana di “Uomini che odiano le donne“, film tratto dall’omonimo romanzo di Stieg Larsson, che uscirà nelle sale il 29 maggio, il regista Niels Arden Oplev questa mattina ha incontrato il pubblico all’Auditorium Parco della Musica di Roma. L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Cinema per Roma, che produce il Festival Internazionale del Film di Roma, grazie alla collaborazione di Bim Distribuzione, Marsilio Editori e Fondazione Musica per Roma.

“Non sono stato un fan del libro, della prima ora – ha raccontato questa mattina il regista Niels Arden Oplev, rispondendo alle domande di Piera Detassis, direttore artistico del Festival Internazionale del Film di Roma, e Alessandra de Luca, critico cinematografico. “Ho letto Uomini che odiano le donne cedendo alle insistenze del produttore. All’epoca avevo in mente di fare un altro film. Mi sono innamorato del romanzo quando ho capito che non era un thriller come gli altri. Le regole del noir non mi interessano, io sono stato attratto dal dramma sociale raccontato nel libro, il passato che ritorna, il ritratto di una società. Volevo farne un grande film europeo, a metà strada tra Nikita e Il silenzio degli innocenti”.

Il regista ha poi spiegato come ha affrontato nel film il tema della violenza sulle donne.

“Non potendo riportare nel film tutte le informazioni giornalistiche e le statistiche che introducono i capitoli del libro (il ritmo ne avrebbe sofferto) – ha detto Arden Oplev – ho cercato di rendere la violenza attraverso tanti diversi particolari. Il diavolo è nei dettagli, diceva qualcuno, e a volte le scene che anticipano e seguono quelle di violenza vera e propria sono ancora più efficaci nel restituire l’ineluttabile brutalità di ciò che sta per accadere. Da certe scene non si può scappare, il pubblico deve sentirsi in trappola proprio come Lisbeth. Non era mia intenzione rendere più soft la scena dello stupro, sarebbe stato offensivo per lo scrittore e per tutte le donne. Ho capito subito che sarei andato fino in fondo nel rendere terrificanti certe immagini e ho chiesto agli attori di aver fiducia in me. Credo che la cosa più importante nel film sia la credibilità di ciò che mostri. Ma la scena di Lisbeth che si lava la bocca dopo il rapporto orale è più sconvolgente della violenza stessa. La mia scena preferita poi è quella che ho improvvisato insieme a Noomi e che non esiste nel libro: dopo essere stata violentata Lisbeth torna a casa dolorante e comincia a pensare a come vendicarsi.

Il regista ha poi richiamato l’attenzione del pubblico sul ribaltamento del rapporto uomo-donna.

“In un’altra storia Lisbeth sarebbe stata una vittima – ha spiegato -. Nel romanzo questa piccola donna è sempre pronta a rialzarsi, senza attendere l’arrivo di un uomo che la metta in salvo. E’ lei il personaggio chiave di tutta la trilogia ed è per questo che nel film, dove compare prima di Mikael, ha molto più spazio rispetto al libro. In lei possono identificarsi sia le donne che gli uomini, quegli uomini che sognano di ribellarsi a soprusi e ingiustizie”.

Oltre al regista erano presenti sul palco dell’Auditorium anche il produttore, Sören Staermose, lo scrittore Franco Scaglia, autore della trilogia “Il custode di Terra Santa”, edito da Piemme Editore e l’attrice Antonia Liskova, che ha recitato brani del libro mentre sullo sfondo venivano mostrate alcune scene del film.

 

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