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‘Playing the Victim’: un Amleto dark nella Russia di oggi

I legami del film Izobrajaya Zhertvy – Playing the Victim, di Kirill Serebrennikov, premiato con il Marco Aurelio per Miglior Film, con il teatro sono multipli e profondi. L´origine è nell´opera teatrale omonima dei fratelli Presnyakov, presentato al Festival di Edimburgo. È una versione dark dell’Amleto di Shakespeare. Ma è anche la prova che è possibile adattare opere classiche al mondo contemporaneo in modo naturale e calzante, restituendo la loro natura originale di racconto. Come lo stesso regista ha affermato: “Il protagonista del film, Valya, sente, come Amleto, di vivere una frattura interiore nel mondo moderno. Queste vibrazione attraversano la sua anima, il suo cuore, il suo destino”.
È appunto dal teatro che proviene Serebrennikov, dove ha mosso i primi passi. “La gente spesso si chiede perchè ho deciso di passare dal teatro al cinema, in realtà era il mio vero obiettivo da sempre. Fin da giovane volevo fare il regista, poi mi sono trovato in teatro e ho seguito quella strada, anche se quello che veramente volevo fare era cinema”.
Izobrajaya Zhertvy – Playing the Victim è un film prettamente russo, nato dalla cultura russa e della sua realtà di oggi. In questo senso, Serebrennikov crede che l’immagine della Russia all’estero sia spesso deformata. “Per quanto riguarda l’arte, sempre siamo legati alle grande figure dei secoli precedenti, come Gogol,  Dostoevskij o Puskin. Ormai la Russia è molto cambiata e non si corrisponde più a questi riferimenti. Credo che il mio film sia una rappresentazione artistica di quanto succede nei cervelli delle persone in Russia oggi: terrore, speranza, insicurezza. Ad esempio, quando poco fa è stata trovata morta la giornalista Anna Politkovskaya, abbiamo dovuto sospendere lo spettacolo di teatro perchè le mani dell’attrice principale non smettevano di tremare”. Il protagonista, Valya si guadagna la vita recitando la parte della vittima nelle ricostruzioni degli omicidi da parte della polizia, quando il colpevole è già stato catturato ed è chiaro che verrà condannato. Serebrennikov: “La gente all´estero pensa che questa cosa sia una cosa che ci siamo inventati, che non si fa davvero. E invece sì. È una triste farsa che rende questo film ridicolo e amaro al tempo stesso per noi russi”.
Per rappresentare tutto questo, il regista si vale di uno stile moderno sotto il segno della sperimentazione. “Una delle particolarità di queste ricostruzioni della polizia a cui partecipa Valya è che la ripresa deve essere fatta in una sola sequenza. Per riprodurle, abbiamo utilizzato delle telecamere digitali che hanno richiesto al nostro direttore della fotografia di dover dimenticare tutta la tecnica che ha imparato per imitare lo stile di un dilettante. Invece, per rappresentare i pensieri di Valya, insomma, la sua vita interiore, ci siamo affidati a una serie di fumettisti russi fortissimi con i quali abbiamo creato delle sequenze di cartoni animati.”

 

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