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Mira Nair: The Namesake, l’amore fra sconosciuti

“Ho letto il libro di Jhumpa Lahiri in un momento molto particolare. Ero in aereo, ed ero appena stata al funerale di una persona che consideravo la mia seconda madre. Ho sentito l’angoscia di dover seppellire una persona in una terra non sua. Da lì, con Sooni Taraporevala, la sceneggiatrice, abbiamo cominciato a lavorare febbrilmente”. Così la regista Mira Nair ha raccontato la nascita del suo ultimo film, The Namesake, presentato al pubblico lunedì sera nella sezione Première nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium; nelle sale italiane in primavera. Il film racconta la storia di una coppia che, in seguito ad un matrimonio combinato, da Calcutta di trasferisce a New York. Qui nasce il figlio, chiamato Gogol in onore del grande scrittore russo. Gogol rifiuta le tradizione indiane e vuole sentirsi a tutti gli effetti americano, entrando in contrasto con i genitori.
“Anch’io mi sono trasferita a New York da un paesino vicino Calcutta” ha proseguito la regista “ma non per un matrimonio combinato. In India le donne sono libere di rifiutare le scelte dei genitori, che in genere cercano per le figlie un marito proveniente dalla stessa condizione. A me affascina invece il lato erotico, la passione che può nascere tra due sconosciuti”. La regista, poi, ha raccontato che è stata sposata per qualche anno con un uomo americano e che era depressa, perché non si sentiva al suo posto. “Non posso dimenticare un 4 luglio in cui ero intenta a preparare hot-dog come da tradizione americana e mi chiedevo se fossi davvero io quella lì. È lo stesso senso di estraneità che prova Gogol quando si trova a casa della sua fidanzata americana e sente i familiari parlare di quale vernice usare per le pareti mentre a casa sua è successo un dramma”.
Mira Nair ha poi concluso parlando della condizione della donna in India e del ruolo del cinema indiano nel mondo. “In India siamo cresciute con immagini di donne forti. La nostra società offre molte opportunità, c’è una situazione paritaria, sono in posizioni di rilievo. Nel cinema molte registe sono donne, lavorano nei network, molto di più di quante ce ne siano ad Hollywood”. Sarà per questo che il cinema indiano è il più prolifico del mondo? “Forse – ha detto la Nair – peccato che in Occidente se ne siano accorti solo da cinque anni”.
 

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