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Quando il cinema si fa in sartoria

La “ditta”. Questo il nome con cui i più importanti scenografi e costumisti italiani, amano chiamare la Sartoria Tirelli, uno dei più famosi laboratori sartoriali per il cinema e il teatro. E “con questo film racconto la storia della ‘ditta’”, dice il regista Gianfranco Giagni, autore fra l’altro di Nella terra di nessuno con Ben Gazzarra e Maya Sansa. Racconta Giuseppe Tornatore a Giagni: “è un posto dove si fanno le cose con rigore e precisione, cosa che si è persa nel cinema italiano”. Nella sartoria, dice Giagni, che domani alle 16 assisterà con il pubblico alla terza proiezione del film nella Sala 1 del Metropolitan, si respira l’aria della bottega di paese, dove chi vuole entrare per “diventare qualcuno” deve partire dal basso. “Maurizio Millenotti, ricorda, alla Sartoria Tirelli, prima di diventare uno dei più importanti costumisti internazionali, (suoi i costumi di N (io e Napoleone)), ha cominciato come guardiano notturno”. Umberto Tirelli, fondatore della sartoria era il mediatore, “non tagliava gli abiti ma esaudiva i desideri dei registi”. Gli raccontavano la loro idea, le sensazioni che l’abito doveva suscitare, la ‘parte’ che questo doveva recitare e lui era in grado di trovare quella precisa stoffa, quel taglio che rispondeva al desiderio”. “Isabella Rossellini mi ha raccontato che quando sua madre doveva ricevere l’Oscar, ha chiamato Piero Tosi e gli ha chiesto di realizzargli un abito”. L’attrice si era rivolta alla Sartoria Tirelli perché durante la premiazioni avrebbe fatto un gesto con le braccia, il vestito la doveva seguire ed enfatizzare questo gesto, sapendo che la Sartoria glielo avrebbe realizzato”

 

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