Fond. Cinema Roma - Alice nella Città

 
 
Main Partner
BNL
 
 

Contenuto

Alice nella città

Esordi alla regia, girati con budget così bassi da poter essere considerati sotterranei, che con grazia acerba rivelano la vitalità di un campo visivo, libero e autentico che rifugge da ogni eccesso per cogliere e mostrare integralmente la formazione, l’identità e la determinazione di un cambiamento. Succede quando due cineasti appena usciti dallo Sheridan College ci raccontano i mondi interiori che scuotono e attraversano un 13enne a Toronto (Amy George) o dove l’innocenza di un errore diventa lo spunto per raccontare l’improbabile ma sincera amicizia tra il figlio 11enne dell’Imam della moschea di Brooklyn e un suo coetaneo ebreo della comunità ortodossa (David). Non importa che questo sguardo arrivi dall’intimo combattimento di un adolescente nel campo dei sentimenti e dell’identità (North Sea Texas) o dal gesto disinteressato, fiducioso e senza riserve di un’amicizia (No et Moi). C’è la ricerca e la voglia di raccontare la vita ricchissima, fluida, imprevedibile proprio negli eventi più semplici (Kids Stories). Storie di disobbedienza e di eroismi (Little Glory), storie che come nel road movie su sedia a rotelle (Hasta la vista) di Geoffrey Enthoven, tolgono la pelle al reale e danno il coraggio di affrontare, come nel comics-drama (Death of a Superhero) di Ian Fitzgibbon, dolore, limiti, fragilità, rifiuti, terrori, come prove necessarie pur di riuscire a strappare dei brevi momenti che possono salvare una vita intera. Temi che legano tutti questi personaggi in uno stesso ecosistema d’idee: l’intenzione di cogliere una recitazione essenziale, autentica, senza concessioni a smorfie, cliché o sentimentalismi, con effetti di travolgente empatia e di sconcertante, crudele e naturale bellezza (Le Diable dans la peau). L'idea d’infanzia, che guida la mano di questi registi, sembra discendere, in linea retta, dalla tradizione letteraria. Ritratti che fanno venire in mente certi personaggi femminili delle fiabe. Le fiabe vere, quelle dove un personaggio deve essere abbastanza straordinario da attraversare alcuni secoli senza un graffio. Di questi straordinari ragazzini cinematografici ci ha colpito: la tenerezza di un angelo di bambino (Foster) e l’esilarante intreccio famigliare prodotto da Julia Roberts (Jesus Henry Christ), dove Toni Collette riesce a restituire in entrambi i film l’interpretazione di due figure di mamma a cavallo tra il sano e il folle. Ci sono piaciute le facce serie, intense e credibili di Sarah – una Christa Theret in stato di grazia - (La Brindille) che ricordano le ragazze d'acciaio dai turbolenti sentimenti di George Eliot e quelle di Manuela (En el nombre de la hija) che, nell’interpretare un’eccentrica bambina dall'intelligenza adamantina, ci fa respirare un po’ d’atmosfere alla Truman Capote. Ci siamo lasciati conquistare dalle atmosfere affascinanti di un’epoca di transizione nel nuovo film dello studio Ghibli (Kokurikozaka kara), dalla tridimensionalità di un classico dell’ animazione che fa storia (Il re leone 3D) e dalle nuove ed ingenue peripezie de La Guerre des boutons di Christophe Barratier, che diventa Evento Speciale ed omaggio al libro di Louis Pergaud, creatore di personaggi memorabili resi noti dalla forza magnetica dei bambini di Yves Robert. C’è una frase che sgombra il campo e dà significato al lavoro di quest’anno. Non sappiamo se Peppino Impastato abbia mai pronunciato davvero parole così necessarie. O se siano opera di uno straordinario sceneggiatore. Che le abbia pronunciate o solo ispirate, ci da una ragione in più per rimpiangerlo: “La bellezza, è importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto”.

Gianluca Giannelli
Responsabile della sezione Alice nella città

 

Allegati

 
 
 

Partners